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Batino “Un contributo per la Giornata Mondiale della Terra, perche’ il futuro e’ quello che facciamo oggi”

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Il Trasimeno il lago più vecchio d’Europa, due milioni di anni, un ecosistema fragile e delicato, da sempre in rapporto con l’uomo che ha attinto stabilmente alle sue risorse intervenendo ripetutamente sui suoi equilibri .

Il Lago salvato dal prosciugamento a fine 800, messo a rischio dall’abbassamento del livello , ha visto ripetute modifiche del bacino imbrifero nel corso della sua lunga storia.

Oggi con l’innalzamento dei fondali e con minori precipitazioni idriche dovute ai cambiamenti climatici vede per periodi sempre più lunghi il livello idrometrico scendere sotto lo zero.

A questo va aggiunta l’adozione di normative che impediscono il tradizionale rapporto con l’uomo sulle sponde, con il diffondersi a ridosso del lago di roveti e di alberi di alto fusto e la progressiva scomparsa del canneto.

Un vero e proprio stravolgimento della natura che da sempre caratterizza questa area modificando flora e fauna.

Un lago da salvare nuovamente che ha bisogno della manutenzione e dell’intervento dell’uomo come l’intera rete di piccoli adduttori abbandonati alla vegetazione ed intercettati da centinaia di piccoli bacini, fra l’altro in larga parte ormai abbandonati, realizzati negli scorsi anni.

Un territorio che complessivamente con la fine del mondo contadino e la diffusione di una pratica colturale intensiva ha perso popolazione, vegetazione, afflussi idrici, la rete di percorsi che univa i borghi e genti ed ha visto mutare significativamente il paesaggio agrario ma, che oggi, cerca di ritrovare un suo equilibrio e la sua centralità dando un nuovo valore alla campagna ed alla agricoltura.

Una nuova sensibilità per il nostro ambiente e l’adeguamento delle normative nazionali e regionali per potenziare nel Trasimeno quella cultura della sostenibilità che nel corso di miglia di anni si è realizzata naturalmente e ne ha fatto un esempio di integrazione possibile tra gli insediamenti umani e la natura.

Un ambiente specifico come quello del Trasimeno ha bisogno di una normativa puntuale, che ne tuteli la natura, la cultura e le caratteristiche quasi uniche ,che può conseguirsi in tempi rapidi con la revisione e l’adeguamento del piano stralcio predisposto a suo tempo dalla Autorità di Bacino del Tevere consentendo in maniera ordinaria gli interventi di manutenzione del bacino imbrifero e lacuale e delle sponde e prevedendo all’uopo una dotazione finanziaria annuale.

La diffusione di un concetto culturale di sostenibilità e di buone pratiche devono diventare la guida delle nostre azioni quotidiane e del nostro sviluppo economico caratterizzando il territorio in maniera sempre più precisa e puntuale, coinvolgendo singoli, aziende ed enti pubblici.

Il lavoro è già iniziato negli anni 90 con Agenda 21 e la stesura di un manifesto ambientale che è rimasto sostanzialmente inattuato ma ha gettato le premesse per fare del Trasimeno quel laboratorio di sostenibilità di cui l’umanità a bisogno.

Le realtà contermini, fra l’altro, dall’Alto Orvietano alla Val d’Orcia, con caratteristiche similari sia dal punto di vista paesaggistico che naturalistico e con insediamenti umani connotati da piccoli centri urbani quali il Trasimeno hanno avuto, in questi anni, importanti riconoscimenti internazionali come patrimonio dell’umanità , ci indicano la strada e ci invitano alla collaborazione per definire un ampia area del centro Italia con un alta qualità della vita da difendere e valorizzare. Il Trasimeno patrimonio Unesco un obbiettivo più volte annunciato ma mai inseguito veramente che darebbe la giusta garanzia di tutela e nuove occasioni di sviluppo e per le quali con opportune iniziative vanno ricercate e messe a sistema tutte le energie umane presenti nei nostri paesi.

Quell’Italia minore che difende non solo il paesaggio ma anche la memoria e le tradizioni ed in cui ancora è possibile trovare un diffuso senso di comunità. Paesi gelosi delle loro sagre e feste in cui le iniziative culturali sono occasione di incontro prima che spettacolo ma che faticano a resistere ad una modernità anonima che consuma con indifferenza qualsiasi prodotto o rapporto umano.

Non solo il Trasimeno, comunque, ma tutto il pianeta ha bisogno di un nuovo rapporto tra l’uomo e l’ambiente e di un nuovo modello economico che sappia diminuire le emissioni ed il consumo di suolo e di risorse non riproducibili ed al tempo stesso garantire cibo e giustizia sociale senza le quali continueremo a vedere guerre e emigrazioni.

L’eccessiva urbanizzazione, la cementificazione selvaggia, la diffusa deforestazione, l’inquinamento di area e acqua , l’abbandono incontrollato di rifiuti, infatti, stanno producendo il cambiamento climatico che rischia di diventare irreversibile e disastroso per tutta l’umanità.

E’ necessario passare dalle parole ai fatti, dai buoni propositi ai comportamenti : la natura e la scienza ci stanno mettendo a disposizione le risposte per costruire le buone pratiche che possono fare la differenza ed impedire la tendenza in atto di innalzamento della temperatura.

C’è bisogno di una nuova cultura: mettere l’uomo al centro delle nostre azioni, prendersi cura del territorio in cui vive, comprendere che le risorse non sono infinite e che non possono essere solo pochi a possederle.

Sono le piccole cose che faranno la differenza, i nostri comportamenti e le nostre azioni nel territorio, le idee che sapremo mettere in campo per costruire economia e società più umane e sostenibili come con grande forza e coraggio stanno chiedendo i giovani di Fridays for future e ci sta indicando Papa Francesco.

E’ infatti assolutamente necessario superare l’ambientalismo da salotto che ha caratterizzato la fase storica appena trascorsa e pensato al territorio come qualcosa da ingessare dove solo la natura poteva operare. Sicuramente una risposta legata a gravi danni ambientali praticati in molte località e ad una generalizzata mancanza di sensibilità verso tali problematiche.

E così abbiamo costruito regole che impediscono spesso una sana e corretta manutenzione di ambienti che vedono da sempre la presenza umana ed una stretta interconnessione tra attività lavorative e ambiente naturale.

Questo paesaggio che vediamo, da difendere e valorizzare, è bello e attrattivo se gestito correttamente e sicuramente in maniera sostenibile da chi ci vive.

Una visione dinamica e non statica del territorio che coinvolga nella difesa del proprio ambiente i residenti che sempre più devono affermarsi come protagonisti di una sostenibilità diffusa e praticata nei comportamenti quotidiani.

Ognuno faccia qualcosa…anche piccola e insieme… produrremo grandi risultati.

Sergio Batino