Home Uncategorized Castiglione. “Storie di Storia”. Domenica Giampaolo Pansa parla del suo “La...

Castiglione. “Storie di Storia”. Domenica Giampaolo Pansa parla del suo “La repubblichina” Ultimi due appuntamenti di "Storie di Storia"

Condividi

(AKR) – Gli ultimi due appuntamenti di “Storie di Storia” edizione 2018 sono dedicati a libri che parlano di due misteri del nostro Paese: l’affare Gladio e la Repubblica Sociale Italiana. Gli scrittori Mirko Crocoli e Giampaolo Pansa, uno dei decani del giornalismo italiano, autore di decine di saggi e romanzi di enorme successo, saranno a Palazzo della Corgna di Castiglione del Lago intervistati da due importanti giornalisti umbri: Riccardo Regi, ex vicedirettore del Corriere dell’Umbria e ora collaboratore della pagina della cultura del giornale umbro, e Roberto Conticelli, direttore de La Nazione Umbria e presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria.
Sabato alle ore 17:30 Mirko Crocoli presenta il suo “Nome in codice Gladio”, la fedele e incredibile cronistoria dettagliata dell’operazione Gladio, la struttura segreta voluta da CIA e NATO in epoca di Guerra fredda. Crocoli risponderà alle domande di Riccardo Regi, e dei lettori che interverranno, su aneddoti, verità e passaggi chiave di una vicenda che infiammò l’Italia nei primi anni 90. Ospiti in sala il gen. Paolo Inzerilli, comandante di Gladio e uomo dei “servizi” e il generale dei Carabinieri Antonio Federico Cornacchia. Nel volume sono presenti una marea di informazioni considerate preziosissime per capire la nascita e l’evoluzione della “Stay Behind” italiana. Una pubblicazione priva di qualsiasi pregiudizio, che si addentra con maniacale precisione in uno dei contesti più delicati dell’Italia di Prima Repubblica. Pagine che descrivono i quarant’anni di vita di una delle organizzazioni “top secret” più misteriose e avvincenti della storia del nostro Paese. Un eccellente saggio composto da antefatti, eventi, scandali, uomini, mezzi, imponente materiale documentale, dati e nomi che lasciano poco spazio all’immaginazione ma che si addentrano nella verità, talvolta scomoda, e nel tramonto del “gruppo di specialisti” promosso dal Patto Atlantico, dal SIFAR e successivamente rinvigorito dalla 7ª Divisione del SISMI, comandata dal generale Paolo Inzerilli. Ed è proprio con quest’ultimo che l’autore ha intrapreso un lungo e costante percorso per portare a termine il presente progetto, impreziosito da un intenso faccia a faccia che rende il tutto ancor più vivace e interessante. Numerosi gli interventi all’interno dell’opera: dal gen. Antonio Federico Cornacchia al capo-rete della struttura Giorgio Mathieu, al bravissimo giornalista Toni Capuozzo e a tanti altri. Una vicenda singolare, straordinaria ma anche estremamente complessa, una pubblicazione autentica e forse l’unica capace di farci immergere in prima persona e con modi garbati in un mondo così delicato come è stato quello dell’intelligence nei discussi e tragici “anni di piombo”.
Domenica, stesso luogo e identico orario, arriva Giampaolo Pansa con il suo “La repubblichina”, memorie di ragazza fascista, intervistato dal collega Roberto Conticelli. Nell’autunno del 1943 non erano state poche le ragazze che si erano arruolate nelle formazioni si Salò: la X Mas, la Guardia Nazionale Repubblicana e poi le Brigate Nere. Il Servizio Ausiliario Femminile nel 1945 contava 6.000 soldatesse: tra loro c’era chi credeva sinceramente nella rinascita del fascismo dopo il tradimento del re, donne che vennero picchiate, rapate a zero ed esibite come trofei per la sola colpa di essere fidanzate di soldati fascisti in un’Italia dove la guerra civile continuava a fare vittime.

È a quest’ultime sopravvissute che Giampaolo Pansa dedica il suo nuovo libro. «L’ho vista anch’io una rapatura delle donne fasciste – ha raccontato Pansa – catturate nei giorni conclusivi della guerra civile. Era la fine di aprile del 1945 e andavo per i dieci anni. Oggi sono un vecchio signore curioso, ma già allora ero un ragazzino che si sentiva padrone della sua piccola città. Nell’attesa che riaprissero le scuole elementari, dove frequentavo la quinta poiché ero avanti di un anno, trascorrevo il tempo libero nella modisteria di mia madre Giovanna e nelle strade del centro di Casale Monferrato. Conclusa la guerra e finiti i bombardamenti degli Alleati, non esistevano altri pericoli in città. In questo modo mi sono trovato di fronte a vicende che non pensavo di scoprire. Una fu la tosatura delle prigioniere repubblichine, avvenuta non in piazza del Cavallo, come racconto in questo libro, bensì in una piazza secondaria, davanti a una caserma in sfacelo, diventata un rifugio di senzatetto e di prostitute malandate. Tra le donne sottoposte a quel supplizio, una era molto giovane e bella. La sua figura è sempre rimasta nella mia memoria, tanto da ispirarmi il personaggio centrale di questo libro: Teresa Bianchi, detta Tere. Una maestra elementare sui vent’anni, tanto appassionata della propria missione da prendere la tessera del Partito Fascista Repubblicano pur di insegnare in una scuola della città. Di solito i miei libri sulla guerra civile e sul dopoguerra sporco di sangue non hanno per protagonisti dei fascisti repubblichini se non come vittime delle vendette partigiane. Un revisionismo a senso unico ha fatto sparire i tanti italiani, civili e militari, rimasti fedeli a Benito Mussolini. Eppure furono soprattutto loro a sopportare gli eventi più angosciosi dell’ultima fase della guerra nel nostro Paese. Come le stragi provocate dagli aerei da bombardamento americani, spesso imprecisi e affidati a piloti che volevano liberarsi del loro carico micidiale e ritornare al sicuro nelle basi di partenza. Oppure come l’inferno delle violenze compiute dai marocchini in Ciociaria, con migliaia di donne stuprate sotto lo sguardo indifferente dei generali francesi, primo fra tutti Charles De Gaulle. La mia Tere affronta con fermezza e coraggio il furore dell’ultimo atto della guerra mondiale in casa nostra e il caos del dopoguerra. Di certo è una repubblichina, ma soprattutto un’italiana con una qualità che ho ritrovato in tutte le donne incontrate nella mia vita: la pazienza generosa». (AKR)