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Chiusi, in Piazza Duomo, si fa comunità e lancia la sfida a disagio e dipendenze. Affollatta ed attenta assemblea per rispondere tutti insieme ad un fenomeno che può essere linitato e sconfitto

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Non so se è stato l mio viziaccio di andare a cercare sempre i collegamenti e le identità forti di queste nostre terre, ma quando martedì ero in Piazza Duomo a Chiusi mentre andava in scena la giornata del “No alla Droga” e la gente, in grande ordine e silenzio, si domandava i perché dei suoi drammi e quali risposte costruire mettendo in campo saperi e volontà collettive, mi è venuto in mente Monticchiello e la grande esperienza dell’”Autodramma” che quel lembo di terra sotto Pienza,  si è inventato, a metà degli anni sessanta, al tramonto della civiltà contadina,  per rispondere all’attacco perverso della storia, una storia maldestra che ha emarginato e messo in crisi tante aree del nostro paese.

Ho pensato a questa nostra civiltà, occidentale ed europea, che viene da lontano e che ha questa storia alle spalle, nella sua parte positiva e ancora produttiva, ha questo patrimonio da usare nelle sfide che la modernità anche da altri continenti getta continuamente in mezzo a noi, a volte contro di noi.

Ed ho ascoltato gli interventi dei diversi responsabili dei servizi territoriali della ASL, li ho sentiti come una sicura ricchezza, come pezzi di resistenza civile oltre che professionale, difficilmente smontabili da qualunque evoluzione negativa.

Sono pezzi della storia positiva delle Regioni, soprattutto di quelle centrali, e della costruzione di quei servizi che ancora oggi costituiscono l’ossatura di quello stato sociale che ci fa essere, nonostante tutto,  tra i paesi più civili

Senza nascondere e senza nascondersi nulla. Anzi. Con il coraggio di conoscere e dichiarare le difficoltà, le sfide, i limiti. Anzi facendo di tutto questo la leva per crescere come comunità e come servizi.

Il Sindaco Bettollini aprendo i lavori, e poi i vari interventi di Marco Becattini, Massimo Paterni, Simona Dei, Luca Pianigiani, Francesca Polidori, Francesca Agosta, Angelo Piccardi,  non hanno risparmiato nulla nell’analisi delle possibili cause del disagio, giovanile e non, che sta alla base delle dipendenze vecchie e nuove, delle vite giovani e meno giovani perdute.

Anche la presenza delle forze dell’ordine, pur in silenzio, ha svolto la funzione di positivo convitato di pietra e di testimone, sappiamo, sempre attivo sulla scena.

“E’ l’inizio di un percorso” è stato detto

“Continueremo fino a quando ce ne sarà bisogno”

“Non soltanto per una ondata emotiva dopo la morte di due giovani nostri concittadini”
“Non deve essere uno spot ma un percorso, percorso consapevole dei diversi protagonisti”
“Niente allarmismi, siamo parte di un problema generale e più ampio, ma nemmeno dobbiamo chiudere gli occhi
“Non dobbiamo però neanche sottovalutare”
“Anche se non è facile mettere in piazza le nostre debolezze”
“L’importante è avere lanciato il campanello di allarme”

“ E’ stato importante avere chiamato in piazza per socializzare il dolore e le possibili risposte, i rispettivi impegni, Non succede ovunque, anzi è successo solo qui”

“ E per questo ringraziamo, Chiusi, i suoi amministratori, le sue associazioni”

Poi è venuta tutta la seconda fase quella del “che fare’”. Quella forse più attesa ma introdotta quasi naturalmente dalla analisi. Procedura questa dell’analisi che è sempre meno praticata e che ieri invece ha avuto la sua rivincita, non settoriale, non al chiuso, ma pubblica.

“Cosa possiamo fare?” “sapere innanzitutto che nessuno è immune”
“Sapere che spesso per non dire quasi sempre il disagio nasce dalla solitudine, dalla crisi della famiglia, dalla crisi dell’autorità genitoriale. Dai giovani senza più riferimenti, senza limiti, senza maestri in senso lato, senza più valori di riferimento”
“Un disagio innestato nella crisi economica e nelle prospettive di vita precarie, in un controllo sociale, nel suo aspetto positivo, che è venuto meno negli anni”

“Abbiamo perso il contatto con la nostra fragilità”
“siamo diventati la società dei vincenti, dei belli, dei forti.

“Viviamo in una continua competizione ed in una continua classifica”

“ E chi non ce la fa è un perdente, un diverso, uno che deve nascondersi”
“ i giovani arrivano nella vita senza avere avuto grandi ostacoli”
“ed il mondo all’improvviso si presenta in tutta la sua difficoltà, nella sua durezza, nella sua selettività”
“ed allora nella società della folla,  nella società della vergogna per chi non ce la fa, si preferisce scomparire”

E non si è evitato nulla nemmeno di parlare delle dipendenze legali che esistono accanto a quelle legali. Portando anche i numeri che danno qualche speranze pur nella situazione grave di cui si è parlato.

“Alcol e fumo sono legali ma fanno danni e morti ugualmente”

“Ma quello che si sta rivelando come il rischio più grande è il consumo del sabato,
l’altra novità in negativo è che alle dipendenze tradizionali più controllabili, se ne sostituiscono altre meno controllabili”

“Alle categorie storiche dell’eroina, dell’alcol e della cocaina
si sta sostituendo un consumo di sostanze occasionali di cui si fa il pieno
aggiungendo sostanza a sostanza moltiplicando il rischio,
mentre Il vecchio drogato conosceva la sostanza, il suo ambiente e spesso anche il suo limite”

“Questi ragazzi non si sentono dipendenti, non conoscono i rischi”

“E spesso non conoscono nemmeno lo spacciatore che prima comunque aveva l’interesse a mantenere il cliente!”

Va detto anche che non tutti  i dati ricordati erano a tinte fosche. E’ stato dato anche qualche cifra incoraggiante.

“E’ diminuito il consumo di vino
che si è dimezzato.
E’ calato il numero dei morti conseguenti.
Fumano meno persone
Si è dimezzato il numero degli incidenti del sabato sera”
C’è un calo dei morti per droga”

E di nuovo sul che fare..

“Il silenzio è la peggiore risposta”

“Siamo di fronte ad una emergenza educativa”
“ Occorre ricostruire il valore educativo della comunità.”

“Proviamo con l’alternanza scuola lavoro,
pensiamo poi ad un ampliamento con l’Educazione fra pari”

“ Dobbiamo dare opportunità e consapevolezza
con tutti i mezzi vecchi e nuovi, con la scuola nel pomeriggio, con l’uso consapevole del Tempo libero, con lo sport, con il volontariato, con il teatro, con le scuole di musica

“Senza trascurare le politiche di sicurezza con un lavoro sinergico delle forze dell’ordine

“Facendone una esperienza pilota da portare anche in altri territori.”

C’è stato poi, anche se si era fatto tardi, qualche intervento dal numeroso pubblico presente. Erano presenti  le forze politiche di minoranza del Consiglio Comunale. La domanda di Luca Scaramelli che ha sottoposto ai relatori la preoccupazione che il vero disagio sia difficile da raggiungere, da contattare e da portare a contatto con  servizi era la domanda che avevano in testa molti.

“Si tratta della vera sfida che la comunità chiusina ha dinanzi” è stato risposto” e che dovrà affrontare.

“Toccherà agli amici, ai parenti, ai conoscenti, far stabilire il contatto, far salire i famosi tre gradini che  separano la disperazione non tanto da un servizio, ma dall’unica speranza per venire fuori dal tunnel.”

La giornata di riflessione è terminata con l’impegno assegnato all’assessorato comunale di cominciare subito il lavoro di mettere insieme tutti. Ed io mi sono accorto che non ero a Monticchiello e non assistevo all’autodramma, ma ero a Chiusi dove una comunità si è ritrovata una calda sera di luglio, con una luce che piano piano sfumava, in una piazza piena di storia e di storie a parlare ancora una volta di sé e dei suoi problemi, del suo presente tormentato, ma anche della sua matura consapevolezza e della sua tanta voglia di futuro. (g.f)