Home Rubriche Città della Pieve. Palio, Lai e Gelsi tornano a firmare i costumi...

Città della Pieve. Palio, Lai e Gelsi tornano a firmare i costumi del Terziere Castello Presentati i nuovi capi che saranno introdotti nel corteo storico. Scricciolo e Barzanti: “Prosegue il nostro progetto di qualificazione”

Condividi

(Cittadino e Provincia) Costumi d’autore al Palio dei Terzieri di Città della Pieve. Il Terziere Castello torna ad affidarsi a due firme autorevoli per innalzare il livello qualitativo del proprio corteo storico. Per l’edizione 2019 del Palio pievese infatti il Castello, che può contare su circa 250 figuranti, si arricchisce di nuovi costumi disegnati dal costumista Alessandro Lai e realizzati dalla sartoria Daniele Gelsi di Gualdo Tadino. Si tratta di un abito da dama e di uno da cavaliere, a cui si aggiungono anche i costumi dei tamburini, disegnati e realizzati dallo stesso Gelsi.

La presentazione dei nuovi capi è avvenuta questa mattina nella cornice del Chiostro di Palazzo della Corgna, da parte del Presidente del Terziere Andrea Scricciolo, dalla curatrice di Epoche in Passerella, Daniela Barzanti e di Daniele Gelsi.

Il maestro del costume Alessandro Lai, tenuto lontano da Città della Pieve dalla scomparsa del maestro Tosi, è una celebrità nel mondo del costume, avendo lavorato sia per il cinema, per l’opera e per la televisione. Nel 2010 è stato nominato per il David di Donatello con i costumi del film “Mine Vaganti” di Ferzan Özpetek e nel 2016 ha creato i costumi per la serie “I Medici” prodotta dalla Rai TV, mentre attualmente è impegnato nella serie televisiva su Leonardo.

Daniele Gelsi è uno dei più apprezzati ricostruttori del costume storico. Lavora per il teatro e per le più famose rievocazioni storiche italiane, fra le quali La Quintana di Foligno, il Calendimaggio di Assisi, i Giochi de le Porte di Gualdo Tadino, il mercato delle Gaite di Bevagna.

A loro due si deve dunque la realizzazione di abiti di grande pregio per il Castello.

Quello della monna, in seta, è ispirato al periodo raffaellesco dei primi del ‘500. Volumi ampi e tondi, morbidi panneggi, è realizzato con maniche a pallone e busto steccato. Per questo vestito sono stati impiegati dodici metri di stoffa. Il costume da cavaliere, ancora in creazione, sarà di colore bordeaux, stretto in vita e con maniche a pallone, e una cappa in velluto nero. Infine i diciotto abiti per i tamburini, ciascuno composto da un gonnello a pieghe morbide e un ampio mantello a mezza ruota, un collo rigido a becco di passero e maniche a pallone aperte a finestrelle. Un capello in feltro e una cintura in pelle rifiniscono il capo.

“La realizzazione di questi costumi – è stato spiegato in conferenza stampa – fa parte di un progetto di qualificazione del corteo che il Terziere Castello porta avanti da diversi anni e che consiste nel progressivo rinnovamento dei costumi del Corteo, realizzati con particolare attenzione sia alla fattura che ai tessuti utilizzati, per una riproposizione filologicamente corretta di abiti rinascimentali, individuati in base alle notizie storiche e all’iconografia del periodo in cui visse Pietro Vannucci detto il Perugino, illustre figlio di Città della Pieve”.