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Comitati “No Biomasse” rispondono al Comune di Città della Pieve Dal Gruppo Ecologista il Riccio e Associazione ambientalista il Ginepro di Allerona  Comitato No Biomasse di Fabro

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Il 27 gennaio 2017 il Sindaco di Città della Pieve, Fausto Scricciolo, ha inviato un comunicato stampa dal titolo “Biomasse: il Comune blinda sicurezza con un provvedimento unico a livello nazionale” dove dichiara di avere emanato un’ordinanza rispetto all’impianto appena finito di costruire da un privato a Città della Pieve.

Tale ordinanza non risulta ancora pubblicata sull’Albo Pretorio. Al momento non è quindi possibile per la cittadinanza consultarla.

Ai cittadini firmatari del ricorso al TAR contro l’impianto, all’associazione ambientalista Gruppo Ecologista il Riccio e l’associazione ambientalista il Ginepro di Allerona e al Comitato No Biomasse di Fabro non risulta che tale provvedimento sia unico, poiché in Italia ai sindaci sono conferiti i poteri di subordinare l’esercizio di impianti considerati di industria insalubre di prima classe (come da Regio Decreto del 1934) specifici vincoli o a impedirne l’operatività, e risulta che vari primi cittadini abbiano applicato la normativa con provvedimenti simili in passato.

Inoltre, seppur positivo che il Sindaco abbia deciso di blindare la sicurezza dell’impianto pretendendo che il privato installi un dispositivo di rilevamento delle emissioni in continua, la stessa normativa prevede che il Sindaco avrebbe potuto proprio vietare l’attivazione della centrale a biomasse.

Quindi il “piccolo impianto a biomasse” – considerato dalla USL Umbria impianto insalubre di prima classe (ai sensi dell’Art 216 del sunnominato Regio Decreto del 34) – sembra quindi per la prima volta riconosciuto anche dall’Amministrazione Comunale per la sua vera natura, dopo che la comunità locale aveva sollevato dubbi e preoccupazioni nonché avviato un’azione legale per tutelarsi.

Al Consiglio comunale è stata anche presentata dai cittadini una mozione, con bibliografia scientifica allegata, per individuare dei limiti insediativi degli impianti a biomassa e biogas seguendo l’esempio di molti altri comuni umbri. In pratica, veniva proposto che questi impianti avessero massimo una potenza di 50 kw elettrici, con finalità di autoconsumo (aziende agricole) nel rispetto della filiera corta e delle distanze di circa 3 km da edifici singoli. L’assessore all’ambiente  Catia Buiarelli ha risposto che l’iniziativa economica privata è libera e non può essere limitata e che la mozione pur essendo ricca di tesi scientifiche non conteneva il nesso di causalità.

Associazione ambientalista Gruppo Ecologista il Riccio e

Associazione ambientalista il Ginepro di Allerona 

Comitato No Biomasse di Fabro

COMMENTO DOTT.VANTAGGI

In questo link http://www.ilcomune.org/biomasse-il-comune-blinda-sicurezza-con-un-provvedimento-unico-a-livello-nazionale/ si legge: “Biomasse: il Comune blinda sicurezza con un provvedimento unico a livello nazionale”.

Ma i pievesi sono cittadini, non certo sudditi, e di sicuro nemmeno stupidi!

Il Comune di Città della Pieve non ha blindato un bel niente. Anzi quanto riportato nel comunicato ha tutta l’aria di un maldestro tentativo di rassicurazione, infatti nell’articolo che riporta l’annuncio dell’amministrazione pievese si legge:

<<… il sindaco Fausto Scricciolo, con specifica ordinanza, ha imposto all’azienda “Tecnologie Ambientali” tutta una serie di prescrizioni a tutela della salute pubblica. Tali prescrizioni consentono quindi di operare un controllo mirato sulla qualità delle emissioni prodotte dall’impianto e l’aspetto probabilmente più significativo degli obblighi impartiti sarà quello in base al quale l’azienda deve istallare un dispositivo collegato telematicamente con la sede di ARPA Umbria che permetterà di conoscere in tempo reale l’andamento dell’impianto…>>

Visto anche quanto accade in altre realtà per attività insalubri di I° classe, ho molti dubbi, dato che è l’azienda (il controllato) che invia i dati da lei stessa rilevati, al controllore (l’ARPA). In pratica il controllore (ARPA) avrà solo dati inviati dallo stesso controllato. Detto in soldoni, è come se ognuno di noi inviasse una denuncia dei redditi al fisco, nella completa “fiducia”, del fisco stesso, che tutto quanto dichiarato è assolutamente veritiero. Sembra credibile?

  Giovanni Vantaggi Medico per l’ambiente Isde-Italia