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Direzione ASL 1 e Regione Umbria sotto accusa a Città della Pieve Sul grave lutto che ha colpito la famiglia di uno storico commerciante anche una nota del Comune

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Una storica famiglia di commercianti pievesi è stata ieri mattina colpita da un tragico lutto con un infarto nella piazza più importante della cittadina, proprio di fronte al bar che aveva gestito per tanti anni e i tempi con cui è arrivato il servizio di pronto soccorso, hanno scatenato una dura reazione da parte di tutta la cittadinanza. Ci sarà tempo per chiarire perché soltanto nella zona del Trasimeno sia rimasto un mezzo ospedale,  e di chi sono le responsabilità, oggi le risposte che vengono chieste sono diverse e precise. Se ne è fatto interprete anche il Comune nella nota che riportiamo in seguito.

La chiusura di quello che restava dell’Ospedale pievese e l’avvio dei lavori per la realizzazione di una Casa della Salute, all’inizio di questo mese di marzo, avevano riaperto a Città della  Pieve vecchie ferite e nuove discussioni. E gran parte della discussione e delle preoccupazioni si erano concentrate sui servizi che comunque sarebbero stati garantiti in caso di urgenze e di necessità gravi. A queste esigenze in più occasioni si è parlato di una riposta consistente in un “Primo Soccorso” e di servizio di 118 potenziato, con la disponibiltà addirittura di un elicottero.

Ora il drammatico lutto che ha colpito ieri la famiglia Verdacchi, cui va il nostro sentito cordoglio, ha detto una cosa: primo soccorso o 118, che sia, così non va. Può darsi che tutto sarebbe stato inutile, ma se i soccorsi adeguati arrivano con oltre mezzora di ritardo come affermano molte delle persone presenti, vuol dire che qualcosa non funziona. E’ un problema di mezzi tecnici? E’ un problema di risorse umane? E’ un problema di ristrettezze di bilancio? E’ un problema di assestamento della macchina organizzativa? Qualunque sia il problema, chi è preposto a farlo,  deve  trovare la soluzione. In tempo brevi. In termini di risparmi questa zona ha già dato molto e non solo nella sanità. E non ha mai chiesto di spendere soldi comunque, ma di avere servizi. Nulla di più e nulla di meno delle altre comunità della regione. (g.f)

* la foto di copertina è tratta dalla pagina Facebook di Citta della Pieve Viva

* Quella che segue è la nota comparsa ieri nel giornale online del Comune di Città della Pieve

“Questa mattina Città della Pieve è stata sconvolta dal malore e conseguente decesso che ha colpito una nostra anziana concittadina in piazza del Plebiscito. Per prima cosa intendiamo manifestare le nostre più sincere condoglianze al marito e ai familiari della vittima e ringraziare  personale di questa Amministrazione che si è adoperato in prima persona nel dare soccorso alla donna e praticare le manovre di prima assistenza.

Questo drammatico accadimento ha dato luogo a conseguenti proteste di cittadini preoccupati rispetto alle tempistiche e alle modalità di intervento del 118. Anche se quanto è avvenuto fosse a fronte di una tragedia verosimilmente inevitabile, nulla toglie che lo stato d’animo dell’intera comunità è di estrema preoccupazione.  Questa Amministrazione ha inoltrato formale richiesta alle autorità competenti per conoscere le modalità ed i tempi , riservandosi ogni possibile azione qualora emergano criticità tali da non aver garantito il massimo delle cure possibili alla nostra concittadina.

Con la riqualificazione dell’ospedale e la chiusura del pronto soccorso e relativa attivazione del punto di prima assistenza, da parte delle autorità regionali, sono stati presi precisi impegni a rassicurazione rispetto alla salute della nostra comunità. Abbiamo richiesto, fin dall’entrata in funzione del Ppa, il mantenimento di una seconda ambulanza per il trasporto dei pazienti e tutte quelle garanzie di cui questo territorio necessita.”