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Fattori (SI): “ Attivare subito Arpat e Asl e coinvolgere cittadinanza di Chiusi su megaprogetto ACEA Presentata mozione di SI Toscana a Sinistra in Consiglio regionale.

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Il Consiglio regionale della Toscana discuterà a breve la mozione presentata da Sì – Toscana a Sinistra sull’impianto di carbonizzazione di rifiuti per realizzare il quale Acea Ambiente ha comprato a gennaio dal Comune di Chiusi i terreni che facevano parte del complesso ‘ex Centro Carni’, pari a otto ettari nei pressi di Chiusi Scalo. L’acquisizione ha incluso il depuratore di Bioecologia Srl, già operativo. L’impianto sarebbe in particolate destinato alla trasformazione di fanghi di depurazione in un prodotto solido carbonioso, denominato ‘bio lignite’, tramite un processo di carbonizzazione idrotermale, con tecnologia delle aziende Ingelia Italia e Creo srl.

“Capisco fin troppo bene bene l’interesse di ACEA a convogliare a Chiusi, data la posizione geograficamente strategica, montagne di rifiuti e in particolare i fanghi di depurazione delle acque degli impianti che la multiutility gestisce in Toscana, Lazio e Umbria, capisco meno l’acritico semaforo verde concesso dal Sindaco ad un progetto sperimentale che in passato è stato bocciato dal Comune di Capannori proprio a causa degli impatti ambientali. Né capisco come si possa procedere senza un preventivo coinvolgimento della popolazione locale”, afferma Tommaso Fattori, capogruppo di Sì-Toscana a Sinistra in Consiglio regionale, motivando la mozione nella quale si chiede alla Regione di avviare un “confronto con Comune di Chiusi, cittadini, associazioni, esperti e la stessa Acea Ambiente”  oltre che “ad attivarsi, tramite gli organi competenti, quali Arpat ed Asl, per una rigorosa verifica dell’effettiva efficacia della tecnologia proposta”, escludendo impatti ambientali e sanitari.  “Non solo la popolazione deve essere subito coinvolta – prosegue Fattori – ma prima di procedere con il progetto ed autorizzare l’opera, ogni rischio ambientale e sanitario deve essere escluso”.
“Ad eccezione di un solo impianto esistente in Spagna, che però carbonizza solo bucce d’arancia, questa tecnologia verrebbe di fatto sperimentata a Chiusi, dove decine e decine di camion al giorno porterebbero i fanghi da almeno tre regioni e poi ripartirebbero con la merce prodotta. Ma la vera domanda di fondo – continua Fattori – riguarda la biolignite in quanto tale, ossia il carbone di scarsissima qualità che risulterebbe dal processo, e che non è chiaro se sia da classificare come rifiuto o come materia prima seconda. La qualità del prodotto finito dipende peraltro dalla materia utilizzata, in questo caso fanghi di depurazione, e dalla temperatura a cui si svolge la trasformazione. Ma ha davvero senso produrre carbone ‘di serie c’ nell’epoca in cui la sfida per il pianeta è quella di superare i combustibili fossili, inquinanti e climalteranti? Nell’epoca in cui le organizzazioni sanitarie internazionali chiedono di vietare l’utilizzo del carbone per la produzione di energia? Oltretutto, a proposito di impatti ambientali e sanitari, non è chiaro se le sostanze inquinanti presenti nei fanghi di depurazione rimarranno di fatto all’interno della biolignite, a causa delle basse temperature utilizzate, o se saranno emesse in atmosfera, tutte questioni che Arpat e Asl dovranno chiarire”.
“Ma al di là dello stupore per questo innamoramento fuori tempo massimo per il carbone da parte di Acea, del Sindaco di Chiusi e dell’assessore regionale Fratoni, c’è il rischio che per produrlo – continua Fattori – si inneschi una bomba ecologica nel centro Italia. Tra l’altro Acea ha in mente di costruire a Chiusi anche un impianto per il recupero di materia dai rifiuti della depurazione dei fumi di combustione provenienti dai propri termovalorizzatori oltre che un impianto per la valorizzazione del compost proveniente dagli impianti di compostaggio di Acea Ambiente, mediante un processo di pellettizzazione e insaccamento.”
“La commissione scientifica del Centro Ricerca Rifiuti Zero del Comune di Capannori due anni fa ha bocciato un progetto analogo, non ritenendo che la tecnologia fosse pronta per una sua industrializzazione impiantistica. Allo stesso modo non vedo francamente ad oggi le condizioni per la realizzazione un impianto di questo tipo a Chiusi ma, al di là delle valutazioni di merito, per quanto concerne il metodo è doveroso avviare immediatamente un processo partecipativo, come chiedono i cittadini, i comitati, e vari gruppi di opposizione in Consiglio comunale, e attivare immediatamente Arpat e Asl”, conclude Tommaso Fattori.