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Magione. La medaglia d’onore ai familiari di Gelindo Seppoloni Consegnata dal prefetto di Perugia Armando Gradone, in occasione delle commemorazioni per il Giorno della memoria

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Consegnata dal prefetto di Perugia Armando Gradone, in occasione delle commemorazioni per il Giorno della memoria, la Medaglia d’onore ai familiari del nostro concittadino Gelindo Seppoloni fatto prigioniero nel 1943 dai tedeschi e rinchiuso nel campo “Stalag XIA” a Magdeburg vicino Berlino.

Nel 1992, qualche mese prima che venisse a mancare, gli fu concessa la Croce al Merito di Guerra.

Alla cerimonia, in forma ridotta a causa del Covid, erano presenti il sindaco Giacomo Chiodini, la figlia Francesca e il genero Osvaldo Orsini ma tutta la famiglia – il fratello Rodolfo Seppoloni, la nipote Chiara Agnelli e la pronipote Arianna – ne ricordano la figura.

“Il mio bisnonno – ricorda Arianna – è partito per fare il servizio militare nel 1940 con destinazione Piacenza, ma da lì fu trasferito nella cittadina di Tenda (allora italiana) per combattere sul fronte Alpino- Occidentale.

Dato che conosceva l’alfabeto morse, utilizzava il radiotelegrafo per comunicare con gli altri militari. Successivamente è stato trasferito a Magdeburg, vicino Berlino per partecipare ad un corso per diventare elettricista. Nel maggio del 1943 e dopo pochi mesi, l’8 settembre, è stato catturato dalle truppe tedesche e trattenuto in prigionia nel campo “Stalag XIA”, che si trovava lì vicino.

Non aveva un numero tatuato sul braccio ma una targhetta di metallo al collo divisa in due parti, delle quali una veniva restituita alla famiglia in caso di morte. I pasti prevedevano una “brodaglia” in cui non si sapeva cosa ci fosse all’interno e una pagnotta di pane.

Il freddo era molto, ma la fame ancor di più, e a volte andava a recuperare delle bucce di patate nella spazzatura. È rimasto prigioniero per 585 giorni e non sono mancati fame e freddo. Liberati dagli americani nel 1945, la prima cosa che fecero, lui ed i suoi compagni, fu andare nel magazzino dove trovarono delle uova con cui prepararono una grande frittata. Io non l’ho mai conosciuto ma il suo ricordo è sempre vivo in noi”.