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Magione: Un libro racconta la vita del capitano di ventura Niccolò Piccinino. Presentazione domenica 28 gennaio, sala parrocchiale di Magione.

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Prosegue con la pubblicazione del volume Nicolò Piccinino storia di un capitano di ventura. Dal castello perugino di Caligiana al sogno del ducato di Milano la ricerca del letterato Luciano Taborchi sui personaggi illustri del territorio magionese. Il libro sarà presentato domenica 28 gennaio, ore 16, nella sala parrocchiale di Magione. Ne parleranno con l’autore, Paola Monacchia, presidente Deputazione di storia patria dell’Umbria; Mario Squadroni, docente Università degli studi di Perugia; rappresentanti dell’amministrazione comunale.

 

Con quest’ultimo lavoro sono tre i volumi pubblicati da Luciano Taborchi nella collana Scaffali senza polvere edita dalla Soprintendenza archivistica dell’Umbria e delle Marche. Il primo fu dedicato a Marco Antonio Bonciari nel quattrocentesimo anniversario della sua morte. Marco Antonio Bonciari e il suo tempo. Il figlio dell’umile ciabattino di Antria nei fasti del tardo Rinascimento tratteggia la biografia di uno dei letterati più apprezzati del tardo Rinascimento. Nato nell’attuale comune di Magione visse tra questa città e Perugia.

 

Con il secondo lavoro, Raffaele Marchesi, un prete scomodo. Il maestro, il letterato, il patriota nella Perugia risorgimentale, lo studioso ripercorre la vita dell’abate Marchesi, la sua attività di educatore e organizzatore dell’istruzione popolare, di letterato e patriota. Il tutto preceduto da un breve profilo storico del Risorgimento, della cultura e dell’istruzione nell’Ottocento, e della Perugia del tempo.

 

Come spiega l’autore nella parte introduttiva a questo ultimo lavoro: “l’intento è di fornire il nostro contributo alla riscoperta di Nicolò Piccinino, valoroso capitano di ventura della prima metà del XV secolo. Un perugino che fu sul punto di avere un suo dominio nell’Italia centrale e di ambire al ducato di Milano. Un condottiero che fu per diversi anni il cruccio dei soldati e generali fiorentini, veneziani e papali per la sua astuzia e abilità nel creare situazioni a lui favorevoli e nello sfruttare ogni minimo errore del nemico.

Con lui l’Umbria si era ancora una volta confermata terra di grandi generali, anche se non dotati di altrettanta abilità politica per farla assurgere a protagonista del più generale contesto italiano, in modo da segnarne il destino”.

 

NOTE SU NICOLÒ PICCININO

Nicolò, detto Piccinino per via della statura minuta, nacque verso il 1386 nel castello di Caligiana. Figlio di Francesco macellaio, Nicolò proveniva da una famiglia di piccoli commercianti con una certa solidità economica. Alla morte violenta del padre non seguì l’attività di famiglia ma iniziò giovanissimo la carriera militare. Dal primo matrimonio nasce il figlio Francesco che il Piccinino pensa frutto di un infedeltà tanto da ucciderne la madre. In seconde nozze sposa una nipote di Braccio da Fortebraccio alle cui dipendenze entrerà nel 1416 come luogotenente e per cui combatterà fino alla morte del Fortebraccio avvenuta nella battaglia dell’Aquila nel 1424. Passato alle dipendenze dei Visconti, signori di Milano, al cui casato rimarrà fedele per tutta la vita, muore il 16 ottobre del 1444 in una villa nei pressi di Milano. Il suo corpo venne riportato a Milano e il Visconti volle per lui funerali solenni e che le spoglie fossero sepolte sotto una delle navate del Duomo.