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Trasimeno Blues 2020. Bilancio positivo per il festival, sempre all’insegna delle contaminazioni e delle sperimentazioni

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Comunicato stampa
Bilancio molto positivo per un festival all’insegna delle contaminazioni e delle sperimentazioni. Nella giornata conclusiva di Trasimeno Blues di domenica 30 agosto, due appuntamenti straordinari hanno accolto il pubblico a Castiglione
del Lago.
Nel pomeriggio. un viaggio esotico ricco di colori ha condotto la
mente degli spettatori in scenari inediti ed emozionanti. Complice
l’inconsueto palcoscenico, costituito da una barca di pescatori del
Trasimeno in riva al lago, Luca Mongia, funambolo dello strumento hawaiano della lap steel e Alex Ricci, chitarrista dalle origini Blues, cullati dalle dolci onde del lago, hanno ammaliato il pubblico con un sound originale, che mescola il Blues con la musica hawaiana, producendo note suadenti e visioni suggestive.

In serata, nell’affascinante cornice della Rocca Medievale, il
chitarrista californiano Kirk Fletcher ha chiuso l’edizione 2020 di
Trasimeno Blues. Nominato per ben quattro volte ai Blues Music Awards, Kirk Fletcher vanta una carriera ventennale al fianco di nomi che hanno fatto la storia del Blues come il leggendario Charlie Musselwhite, The Fabulous Thunderbirds, Pinetop Perkins, James Cotton, Hubert Sumlin.
L’eccezionale talento e lo stile di Kirk Fletcher non hanno mancato di suscitare brividi anche ieri sera, con il suo approccio al Blues allo stesso tempo moderno e autentico. Per l’occasione ha presentato il suo ultimo album “Hold On”, una raccolta fresca, impavida e funky di canzoni originali.

Si è conclusa così un’edizione che lo stesso direttore artistico
Gianluca Di Maggio ha definito «sorprendente per la partecipazione di pubblico e per la qualità artistica di un cartellone che, nel solco già tracciato nelle precedenti edizioni, rappresenta il percorso intrapreso alla ricerca delle radici più profonde del Blues e delle connessioni sempre più frequenti tra il Blues del Mississippi e quello delle sue origini primordiali africane. Un percorso nel quale si incontrano contaminazioni musicali e sperimentazioni che sono il sintomo di una musica, il Blues, viva e in costante evoluzione». Un esito non scontato, considerando le difficili condizioni in cui si è dovuto operare a causa del Covid-19, un contesto che ha indotto gli organizzatori a individuare
spazi e modalità di fruizione che potessero garantire il massimo della sicurezza per il pubblico e per gli addetti ai lavori, ma sempre con la volontà di valorizzare le bellezze naturalistiche, storiche e culturali del territorio del Trasimeno.

7 giornate musicali, 5 palcoscenici diversi, 34 musicisti, 2000
spettatori di cui più della metà paganti, più di 25mila interazioni
nella pagina Facebook, e 20mila visualizzazioni dei video: numeri che mostrano la vitalità di un festival che, seppur costretto a capienze limitate e a una gestione più macchinosa degli afflussi di gente, che inevitabilmente comprimono il carattere della spontaneità, tipico di un festival come Trasimeno Blues, resiste all’onda d’urto di un evento inaspettato e dirompente come il Covid-19, e si proietta nel futuro con
fiducia e determinazione.

 

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