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Passignano. Tre donne vincono la sfida e salvano 400 ulivi secolari sulle colline del Trasimeno Rassegna stampa, dal CORRIERE DELL'UMBRIA di Mauro Barzagna

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Due ettari di terreno sopra Passignano erano abbandonati e improduttivi Paola, Emanuela e Antonella se ne sono innamorate e li stanno recuperando

Tre donne coraggiose salvano 400 piante di ulivi secolari a pagina 8 Due ettari di terreno sopra Passionano erano abbandonati e improduttivi Paola, Emanuela e Antonella se ne sono innamorate e li stanno recuperando  Visto da San Crispolto il lago ha un fascino diverso. Regala non solo uno dei suoi panorami più suggestivi, con l’isola Minore e l’isola Maggiore sullo sfondo, ma anche la sensazione di essere in un luogo speciale. Il merito è di 400 ulivi secolari, disseminati su due ettari di collina, che tré donne temerarie hanno recuperato e restituito alla loro storica vocazione.

La storia è quella delle Olivastre – Paola Sticchi, Emanuela De Stefanis e Antonella Panciarola – che da cinque anni a questa parte si sono imbarcate nell’esaltante avventura di recuperare un uliveto abbandonato, che ora è tornato a produrre olio di qualità. Non solo, ma in questo modo hanno restituito alla vita e alla collettività un angolo di Trasimeno che non meritava assolutamente di essere trascurato. “E’ cominciato tutto – racconta Paola – durante una passeggiata che io, Emanuela e la nostra amica rumena Micaela facemmo da queste parti. Restammo cosi colpite da tutto questo ben di Dio che iniziammo a cullare il sogno di salvarlo, Più avanti si è aggiunta Antonella e non ci è rimasto altro che rimboccarci le maniche per trasformare il sogno in realtà facendo in modo che questo grande uliveto tornasse a produrre olio”.

Sulle prime non è stato facile a cominciare dall’acquisizione del terreno, già censito nei catasti del Settecento, prima di proprietà del Vescovado e alla fine passato a privati dai quali le Olivastre lo hanno avuto in affitto a canoni simbolici. Il recupero vero e proprio è iniziato nel 2013 con la ripulitura dei due ettari, liberando letteralmente gli ulivi dai rovi e dalle erbacce che stavano prendendo il sopravvento. “Non è stato semplice – ricorda Paola – ma ora che abbiamo trasformato questa collina in un autentico cuore pulsante della natura possiamo dire di essere sulla giusta strada. Siamo partite con un finanziamento europeo e di giorno in giorni siamo arrivate a realizzare una comunità di persone appassionate come noi, volontarie, che in mezzo a questi ulivi hanno realizzato un progetto ambizioso. Quando due anni abbiamo co minciato a produrre olio è stato come toccare il cielo con un dito”. La green community sta crescendo anche per efletto di un progetto di adozione delle piante che è stato ribattezzato “L’olivo genealogico”: donando un contributo di 20 euro si adotta un albero, che Paola e le altre accudiscono, potano e accompagnano fino alla raccolta delle olive tenendo informato costantemente il benefattore, al quale nel frattempo è stata inviata anche la certificazione sull’identità della pianta. A fine anno il padre adottivo riceve anche due bottiglie di olio biologico, frutto del lavoro delle Olivastre e di chi le aiuta a portare avanti il progetto.

Ciò che fanno Paola, Emanuela e Antonella non è soltanto agricoltura. Dietro al recupero dell’uliveto c’è anche una sorta di missione culturale, destinata ad avvicinare le persone alla natura, alle sue bellezze e alle tante opportunità che offre. Loro cercano di non farsele sfuggire, mettono in campo idee e fanno di tutto per condividerle e realizzarle. Da un orto che il nonno di Antonella aveva curato per anni stanno ricavando una piccola piantagione di zafferano, che ha già dato i primi frut Alcune piante erano censite già nei catasti del Settecento Ora c’è anche la possibilità di adottarle Le Olivastre Antonella Panciarola, Paola Sticchi ed Emanuela De Stefanis sono le protagoniste del progetto ti. Dall’olio dei banchi d’assaggio, solitamente buttato via dopo essere stato testato dagli esperti, ricavano un sapone molto delicato. E sempre in fatto di olio, per aiutare i produttori del lago a prendere consapevolezza della bontà delle proprie eccellenze, organizzano “L’oro di Agilla”, concorso per oli extravergini del Trasimeno. Fra le idee che le Olivastre portano avanti c’è anche lìntroduzione di nuove tecniche di coltivazione, come l’impiego di una rete di sensori in grado di rilevare e prevenire il rischio di attacco da parte della mosca dell’olivo. Un modo anche questo per guardare al futuro senza mai perdere di vista il passato. E gli ulivi secolari di Passignano sono i migliori testimoni del tempo.