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Perché a Perugia c’è ancora lo Stato Pontificio Una utilissima pubblicazione sulla storia della Ferrovia nelle nostre terre e gli insegnamenti che ancora oggi se ne possono trarre.

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Abbiamo ripreso in mano in questi giorni una bella, documentata e per molti aspetti  attuale pubblicazione a cura di Enrico Barni e Fausto Lottarini , e del Comune di Chiusi, pubblicata dalle Edizioni Luì nel 1998. Il libro si intitola “Dalla bonifica alla Ferrovia. Economia e società a Chiusi tra Settecento e Ottocento”. La seconda parte di questo libro parla quindi in modo molto dettagliato della storia delle “vie ferrate” in questo nostro territorio, dei diversi progetti che nel corso dei decenni si sono confrontati e realizzati ed in modo particolare di come Chiusi e la zona umbra confinante, oltre che quella toscana, siano stati costantemente coinvolti.

Per il momento ci fermeremo alla pubblicazione delle pagine degli anni che hanno preceduto la realizzazione del tratto della Firenze Roma e che ha interessato Chiusi e della sua stazione. C’è la storia del contrasto dei diversi territori, dentro la Toscana e fuori. C’è la conferma di come Chiusi abbia dovuto difendere i suoi interessi in primis dentro la regione di cui fa parte. E di come le decisioni positive siano venute da una alogica nazionale e forse in quel primo periodo unitario da logiche di interesse nazionali “piemontesi” più che romane.

Ma una cosa ci interessa subito segnalare perché è l’oggetto del nostro titolo che poi spiegheremo.

C’è un passaggio che parla dell’atteggiamento prima dell’Unità d’Italia, dello Stato Pontifico verso le politiche ferroviarie,. E’ un giudizio del 1861 e l’autore è il Ministro dei Lavori Pubblici del momento, Peruzzi. Il ministro così giudica l’azione dello Stato Pontificio.

“Fra le cagioni per le quali i molti sforzi fatti per il ricordato intendimento andarono a più riprese e per lunghi anni per varie guise falliti, principalissima fu mai sempre l’avversione che il Governo pontificio dimostrò dapprima ad ogni maniera di comunicazione ferroviaria e quindi specialmente a quelle dirette ai confini toscani. Volendo conservare nello interno dello stato tutto il movimento fra la capitale e le più remote sue province, preferiva quel governo obbligare i viaggiatori e le merci a percorrere la strada ferrata che da Civitavecchia per Roma ed Ancona quasi a guisa di anello circonda il già Granducato, anziché permettere che fosse abbreviata la via per quella linea che attraverso la Toscana sarebbe stata all’antecedente, quel che all’arco è la corda.”

Riflessione stupenda, soprattutto la battuta ironica finale. Siamo nel 1861. Eppure sembra la fotografia di questo secondo decennio del ventunesimo secolo e non solo. Basta semplicemente sostituire lo stato pontifico con la Regione dell’Umbria nella sua storia ed in particolare l’attuale Giunta. E con le scelte strategiche fatte nel campo delle comunicazioni e dei trasporti.

Gianni Fanfano