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Cara Regione, fare un Pronto Soccorso a Città della Pieve costituisce davvero un precedente da evitare? Alcune considerazioni sulla vicenda del Pronto Soccorso a Città della Pieve e non solo di Gianni Fanfano

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Si dice che in certi ambienti tecnici e politici della Regione Umbria, il mezzo passo indietro fatto a proposito del Pronto Soccorso a Città della Pieve, dopo avere addirittura promesso, in una assemblea pubblica, un elisoccorso con relativa piattaforma, sia dipeso e stia dipendendo dalla preoccupazione di creare un precedente per altre realtà che potrebbero trovarsi nella stessa situazione di anomalia dal punto di vista dei numeri e dei parametri.

Abbiamo troppo rispetto per l’intelligenza dei tecnici e dei politici regionali umbri per credere che quanto si dice corrisponda a verità. Ma se per caso avessimo perso i contatti con le capacità cognitive di chi ci governa giova forse ricordare qualche dato e qualche storia.

Primo. Accanto a questo articolo ne compare sul nostro giornale, uno che parla della strategia di intervento nelle aree interne e svantaggiate che partendo dal governo centrale si vuole attuare per riportare alla crescita quelle zone emarginate dai processi decisionali economici innanzitutto, ma anche politici. Nella prima area interna e svantaggiata individuata in base ai parametri nazionali figura una area “Orvietana” intesa in senso lato al cui interno compare anche Città della Pieve. E nei campi in cui si deve recuperare l’emarginazione c’è anche quello dei servizi sociali e sanitari. L’altra area umbra su cui si sta lavorando su questi obbiettivi, non a caso è la Valnerina , zona che per decenni, anche purtroppo a casa dei ricorrenti terremoti è stata oggetto di interventi straordinari e ricorrenti, per la sua collocazione geografica e conformazione territoriale. Prima domanda. Un pronto soccorso a Città della Piev sarebbe allora un precedente? Non sarebbe forse concretizzare una impostazione legislativa recentissima, finalmente giusta e coerente?

Secondo. E’ vero l’area del Trasimeno è rimasta senza un ospedale vero a causa principalmente della miopia politica della classe dirigente dei due principali comuni interessati ( Città della Pieve e Castiglione del Lago, oltre naturalmente al fantomatico Comprensorio politico), che pur essendo arrivati ad un accordo di programma nel 2003 per la realizzazione dell’ospedale, vero, unico , hanno preferito tenere il progetto nel cassetto per la paura di perdere nell’immediato qualche voto. Ma le responsabilità non sono solo della politica locale. Alla Regione Umbria infatti ha fatto molto comodo che nel Trasimeno si mettesse la testa sotto la sabbia e non si capisse quale sarebbe stata la fine della storia. Quelle decine di milioni di euro che sarebbe costato il nuovo ospedale unico, per la sua realizzazione e per il suo funzionamento, sono stati dirottati altrove. Guarda caso di lì a poco è stato progettato e poi realizzato prima l’Ospedale unico della Media Valle del Tevere ( Pantalla) ed ora quello di Narni. Ed è stato rifiutato un “project financing” di alcune aziende disponibili alla costruzione. Per non parlare delle continue iperfetazioni economiche ed organizzative di altri ospedali. Dove sarebbe il precedente? In una parzialissima azione di riequilibrio verso una zona, l’unica, danneggiata dalla programmazione sanitaria regionale? Non ci sono precedenti da evitare nella situazione attuale della nutrita rete ospedaliera umbra?

Si badi bene, non stiamo più parlando del fare un ospedale o mezzo ospedale, stiamo parlando di un pronto soccorso, con valenza interprovinciale ed interregionale e con tempi di percorrenza in continuo contatto con il confine dell’illegalità

Terzo. La Regione ha un ufficio del piano e una serie di strutture adibite alla pianificazione. Sarebbe interessante conoscere se c’è uno studio sulla destinazione territoriale delle spesa regionale. Anche solo recente. La regione ha anche una Agenzia apposita , si chiama AUR ( Agenzia Umbria Ricerche) perché non si commissiona uno studio del genere? E se c’è non ne pubblica i dati? E’ stata celebrata alcuni mesi fa la costituzione della Unione dei Comuni del Trasimeno. Nel fervore dell’occasione, a parte qualche dimenticanza storica, si è parlato del Trasimeno come “quarta città dell’Umbria”. Bene vogliamo controllare se nella spesa regionale, non solo sanitaria, questa zona è al quarto posto? Qualche anno fa nel corso di una giornata organizzata dal Lyon a Panicale, un noto dirigente regionale del settore, portò i dati delle attrezzature ospedaliere e della loro collocazione. Fu clamoroso leggere, usando parametri scientifici, che il Silvestrini di Perugia era addirittura dietro Foligno e Terni. Non parliamo nemmeno dei due ospedali di Città della Pieve e Castiglione allora funzionanti, che avevano cifre da ambulatorio. Era evidente che si trattava di pericolosi e costosi precedenti con parametri utilizzati che erano prevalentemente politici. Allora sorge spontanea la domanda “ ma davvero il potenziamento di un servizio di pronto soccorso in questa zona di confine stravolgerebbe il bilancio della sanità regionale? Lo stravolgerebbe più dei costi dei doppioni dovuti alla mitica convenzione tra Università e Policlinico? Più della spesa farmaceutica e della diagnostica impropria? Più delle spending review fatte in modo lineare e non andando a scavare nei contratti e nei costi di forniture e servizi? Per fermarsi ai casi più eclatanti.

Concludendo. Ci sono tanti “precedenti” in Umbria che andrebbero evitati, nella sanità e più in generale nell’azione di governo degli enti pubblici. Qui stiamo parlando di un “precedente” che sarebbe un atto riequilibratore e ricompensatore ma anche un oggettivo intervento necessario in una area che per la sua natura, non a caso rassomiglia più alla Valnerina che alla piana che da Perugia porta a Foligno in meno di mezzora. E dove ci sono un Policlinico, un ospedale di primo livello ed uno di comunità ( Foligno ed Assisi) . C’era un vecchio detto latino che diceva “Intelligenti pauca”.

Gianni Fanfano