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Dopo il ricorso al Consiglio di Stato della USL e l’Assemblea del Comitato per il Diritto alla Salute, si apre una fase nuova, Confronto o scontro? A Città della Pieve Sala Sant'Agostino piena nonostante la neve

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Nonostante Il tempo inclemente la Sala di Sant’Agostino era piena. L’assemblea era convocata dal Comitato per la difesa della salute di Città della Pieve, dopo la sentenza del Tar che ha accolto il ricorso del Comune di Montegabbione e imposto alla Regione ed alla USL 1 di realizzare il pronto soccorso e i servizi collegati previsti dal DM 70/2015 per le zone svantaggiate. E dopo che avverso a questo pronunciamento la Regione, attraverso la USL1, ha fatto ricorso al Consiglio di Stato, nonostante una richiesta del Comune di Città della Pieve di soprassedere e di aprirsi ad un confronto.

L’invito del Comitato è stato raccolto dal Vice Presidente del Consiglio Regionale Valerio Mancini, dal Presidente del Cres Valerio Bobini, dal Consigliere regionale Attilio Solinas,

Erano presenti anche il sindaco di Città della Pieve, il sindaco di Montegabbione Fabio Roncella e il candidato della Lega, alle prossime elezioni del 4 marzo, Fabio Briziarelli.

Numerosi anche gli interventi dalla platea. Tutti gli interventi hanno ruotato attorno ai due temi principali del momento. Tar e Consiglio di Stato e Ospedale unico. L’impressione diffusa è che dopo il 4 marzo, anche alla luce dei risultati delle elezioni politiche, si aprirà una fase molto difficile e delicata. Il Comitato è intenzionato, è stato detto, ad andare avanti sui suoi obbiettivi. Anzi, anche su richiesta del sindaco di Montegabbione, è stato lanciato un appello alla cittadinanza per sostenere le spese necessarie. Sulle prossime iniziative, alcune delle forze politiche presenti ( Lega, Liberi e Uguali) si sono dichiarate disponibili al sostegno. Ma sarà importante capire anche come intende procedere la Regione, a cominciare dalla richiesta di sospensiva o meno della sentenza del Tar e dalla disponibilità o meno a rivedere l’impostazione data alla riorganizzazione dei servizi sanitari nell’area del Trasimeno-Pievese-Orvietano, dopo l’approvazione da parte del Parlamento Nazionale degli indirizzi per la salute e per i diritti dei cittadini da adottare in tutte le regioni, Umbria inclusa, con il DM 70/2015.

Perché è chiaro che la partita aperta dal Comune di Montegabbione sta andando oltre l’iniziale oggetto del contendere. In discussione non è solo la politica sanitaria adottata in una zona, ma l’intera politica sanitaria regionale.

Sono molti infatti i parametri di programmazione non rispettati in Umbria per quanto riguarda la rete dei servizi ospedalieri, non solo nel Trasimeno. Diciamo che nel Trasimeno sono adottati per deficit, in altre zone per surplus. E su questo tema torneremo con un approfondimento specifico del nostro giornale.

Ma la scelta fra confronto e scontro chiama in causa con forza oltre che i livelli regionali anche quelli locali. Finora, come era logico e prevedibile, si è schierato solo il Comune ed il Pd di Città della Pieve. E gli altri Comuni? E l’Unione dei Comuni? E il comune di Castiglione del Lago? E quelle forze politiche che sinora hanno taciuto? A cominciare dalla nuova segreteria del Pd comprensoriale? Cosa ne pensano? Cosa ne pensano della vicenda Tar e cosa ne pensano del modo in cui la Regione Umbria ha applicato il DM 70/2015 nel Trasimeno e nel resto della Regione?

Ma la fase nuova porta anche un altro quesito. Se, come è prevedibile, i tempi della strada giudiziaria che è stata intrapresa, non saranno brevi, nel frattempo come si intende andare avanti? Come si intende andare avanti nella realizzazione degli interventi, già programmati? E’ chiaro il timore che ha il Comune di Città della Pieve che vengano interrotti, e lo dice esplicitamente nel suo comunicato. Ma anche solo il manifestarsi di questo timore la dice lunga sul clima ed il livello di fiducia che esiste, o meglio che si è costruito.

Dalle difficoltà e dai problemi, insegnano tutte le scuole di pensiero, si possono trarre opportunità e vantaggi. Ci auguriamo che, nel caso in questione, questo accada. E il confronto prevalga sullo scontro e che l’occasione sia quella per un ripensamento complessivo sulle politiche adottate verso questo territorio. Viste anche le posizioni sull’Alta Velocità o il silenzio sulle scelte di Coop Centro Italia. Appare piuttosto scontato che i finanziamenti, quando arriveranno, come arriveranno, dell’ITI, non possono essere considerati la risposta.

Perché anche se potrebbe sembrare che a rimetterci possano essere sempre le realtà più piccole, in questo caso potrebbe non essere così.

Su questa vicenda la Regione Umbria si gioca una partita importante per quanto riguarda l’equilibrio territoriale, l’efficacia dei servizi sanitari, la razionalizzazione della spesa pubblica e del suo peso sui contribuenti. Una partita importante per la sua credibilità futura in un momento storico che mette sempre più in discussione la sua stessa esistenza a causa di dimensioni ormai inadeguate ai processi economici e sociali in atto. E forse i problemi di cui stiamo parlando, nascono proprio anche da questo. Perché se è vero che cambiano i parametri per fare o non fare o come fare un ospedale, E’ anche vero che cambiano anche parametri per fare o non fare, o come fare una Regione.

Gianni Fanfano